pedfoliapsicoanalisiUn cuore di bambino nel corpo e nella mente di un adulto: così descrivono se stessi i pedofili, appellandosi talora anche all’etimo per protestare la liceità del loro «amore per i bambini». Bambini in realtà fantasticati come esseri adultizzati, privi di consistenza emotiva autonoma. Di tale «amore» che corrompe e oltraggia il proprio oggetto, e può spingersi a esiti estremi,  i pedofili avvertono l’esecrazione sociale, ma in genere ne vivono la dinamica interna in un modo aconflittuale ed egosintonico che riesce a silenziare la totale mancanza di empatia verso le vittime delle loro condotte molestanti.  Di fronte a questo agglomerato perverso di eros e distruttività spetta ai curanti – psichiatri, psicoanalisti e psicoterapeuti – innanzitutto riconoscere, da vertici osservativi diversi, il polimorfismo delle organizzazioni mentali che lo strutturano: primo atto di un percorso terapeutico accidentato e disturbante, anche per i pesanti effetti controtransferali. Addentrarsi nelle aree di clandestinità della mente pedofila, e disarticolare finalmenteuna categoria-omnibus, ereditata dall’alienistica criminologica ottocentesca e presente ancora oggi con genericità nella letteratura specialistica, è il merito del saggio di Cosimo Schinaia. A diciotto anni dalla primaedizione, tradotta in sei lingue e divenuta il testo di riferimento internazionale per gli studi sulle pedofilie, ormai dichiaratamente plurali,  Schinaia aggiorna qui sia l’esperienza clinica sia l’analisi dell’orizzonte socio-culturale in cui esse prosperano, tra nuove dimensioni virtuali e antiche omertà che poco a poco si sgretolano.

ilpresepiodeifolli

IL PRESEPIO DEI FOLLI. SCENE DA UN MANICOMIO

   Nei fondi di un padiglione abbandonato del vecchio manicomio di Cogoleto (Genova) si snoda un lungo e tortuoso budello ai cui lati si presentano in    successione siparietti raffiguranti i momenti centrali della vita di quella istituzione. È il presepio di Cogoleto, grande più di 500 metri quadrati, che ricostruisce impietosamente, ma anche con qualche venatura nostalgica la storia del manicomio, l’abbandono e la segregazione degli ospiti, il reparto dei bambini, i luoghi della violenza pseudoterapeutica, la colonia agricola e i vari tipi di lavoro spacciati come ergoterapia, per giungere infine alla città dove diventi possibile la convivenza con gli altri uomini senza inumane separazioni.

   Ripubblicato dopo 21 anni con una nuova introduzione in occasione dei 40 anni della legge Basaglia, questo volume,  dopo anni di silenzio ripropone, in termini assolutamente originali e utilizzando anche il vertice psicoanalitico, il tema del superamento degli ospedali psichiatrici, mettendo in guardia dal rischio che i germi della manicomializzazione possano riprodursi anche in strutture ed esperienze inizialmente pensate come antitetiche al manicomio.

THE NATIVITY OF FOOLS. SCENES FROM AN OLD MENTAL HOSPITAL 

   In a long and winding tight corridor of an abandoned ward in the old Psychiatric Hospital of Cogoleto, near Genoa, there is a sequence of scenes which represent the key moments in the life of the asylum. The Nativity of the fools, more than 500 square meters in size, reconstructs unmercifully but also with a trace of nostalgia, the history of the old mental hospital, the abandonment and segregation of the inpatients, the children’s ward, the places of the pseudo-therapeutic violence, the farming colony and the occupations passed off as ergotherapy. The last scene represents Genoa, the city where it could be possible to live with other men and women without any forced separation.

   The book, with a new forward, is published again 21 years after the first printing on the occasion of the 40th anniversary of the Basaglia Law, which ordered the closing of psychiatric hospitals in Italy. After many years of silence, the book, originally and with a psychoanalytic gaze, reintroduces the subject of the obsolescence of mental hospitals and cautions against the risk that the germs of an institutionalised  segregation can  also spread in new psychiatric facilities  planned and designed as antithetical to the psychiatric hospital.

Volume di 210 pagine circa 
ISBN: 978886531-534-7
II edizione in occasione del
Quarantennale della Legge Basaglia

altri sguardiIn un viaggio durato trent’anni negli Ospedali psichiatrici e nei centri di salute mentale italiani, il fotografo Uliano Lucas documenta le trasformazioni del mondo della psichiatria e dei suoi utenti, Dallo spazio alienante dell’ospedale, che – come osserva Cosimo Schinaia nel saggio di apertura del volume – spinge il malato in una dimensione quasi fetale di totale chiusura verso l’esterno, Lucas segue i pazienti nel luogo protetto ma socializzante del bar e della piazza, scoprendo l’euforia della ritrovata libertà di comunicare e di esprimere se stessi nella propria diversità e originalità, fino a raccontare la normalità di vita conseguita, negli ultimi anni, grazie alle molteplici iniziative ed esperienze delle case-alloggio, dei corsi di formazione professionale e delle cooperative solidali. Cosimo Schinaia cita Franca Ongaro Basaglia: “È più semplice fissare con lobiettivo il volto statico della degradazione, della morte, che cogliere un attimo di vita o di speranza di vita che rinasca da quella sofferenza”, per evidenziare l’abilità tecnica e la qualità artistica con cui Uliano Lucas ci svella i momenti di riscatto attraverso ritratti e frammenti di vita che portano sotto i nostri occhi un’eccentrica, sofferta, vibrante umanità.

Il Cantiere delle ideeIl cantiere delle idee si compone dei dialoghi con lo scrittore Edoardo Sanguineti, con il fotografo Giorgio Bergami e con lo psicoanalista e psichiatra Carmelo Conforto sugli aspetti salienti della chiusura dell’Ospedale Psichiatrico, di cui Cosimo Schinaia è stato direttore.

I volti fotografati da Giorgio Bergami, le immagini delle posture, le foto di griuppi festanti danno forte la sensazione delle contraddizioni che attraversano i Manicomi, strutture in via di estinzione. Su quei volti, in quelle posture permane il segno di un  dolore antico, della cronica mancanza di cure, dell’abbandono relazionale; quehgli stessi volti di donne e uomini sono, però, animati da una luce nuova, che ne rinvigorisce le miomiche, che dà tono e consistenza alle espressioni interiori, la gioa, l’entusiasmo, la partecipazione.

Le fotografie, ora gioiose, ora sofferte esprimono i momenti significativi di un’esperienza condivisa. Dove gli ospti dell’ex manicomio non sono più l’oggetto mpassivo e inanimato dello sguardo del fotografo, ma gli attori, i protagonisti attivi di un ricco, anche se non lineare processo di trasformazione assistenziale.

Prefazione di Luigi Ferrannini, già Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Genova

internoesternoIntervista a Cosimo Schinaia di Doriano Fasoli pdf pageR

Sabbadini A., Schinaia C.  Interno Esterno Sguardi psicoanalitici su architettura e urbanistica. Sito SPI, 29 Novembre 2016. https://www.spiweb.it/libri/interno-esterno-sguardi-psicoanalitici-su-architettura-e-urbanistica/

"Sguardi psicoanalitici su architettura e urbanistica", in cui la stretta interazione tra l’uomo e il suo ambiente di vita viene declinata in tutti i suoi aspetti, fino a creare una visione del mondo - che ci circonda e ci permea - ricca di spunti e connessioni, utili a delineare un linguaggio condiviso tra idee ed esperienza di psicoanalisti ed architetti.

Si tratta di un viaggio, di un percorso a tappe, disegnato gettando ponti tra scelte di vita e soluzioni abitative, tra sogni di affermazione e contingenze sociali, tra cultura originaria e scultura del sé. Dalla condizione di migrante a quella di ricoverato, l’excursus di Schinaia ci conduce ad una definizione degli spazi pensata con rispetto delle esigenze anche interiori dei fruitori. Così come nell’educazione e nella politica, l’approccio multidisciplinare in tema di salute è ineludibile: se la malattia intacca il benessere della persona (fisico e psichico), i luoghi di cura possono acuire il senso di perdita della sua identità. Il rituale è suggestivamente ansiogeno, con l’abbandono della dimora e la spoliazione dai propri abiti, le facce nuove, gli arredi tutti uguali, i muri spogli.

Ad accentuare l’isolamento e la spersonalizzazione concorre anche la confusione sensoriale, con odori spiccati e colori sbiaditi, rumori sconosciuti e spazi ultra-definiti: i luoghi dei malati e quelli dei sani (operatori), dove i malati non devono entrare.

Dopo il XVII secolo, in cui le strutture sanitarie privilegiavano l’aspetto caritativo dei ricoveri e l’esaltazione dei benefattori, la concezione illuministica della cura ha confinato la persona sofferente nell’angusto spazio dedicato alle terapie; man mano che la tecnologia si è evoluta, queste caratteristiche si sono accentuate, tranne che nei manicomi e nelle case di riposo: il confinamento e la sorveglianza qui hanno preso il sopravvento su tutto il resto, con l’effetto di un vero esilio dalla società, quanto un carcere a vita. Le narrazioni e le testimonianze man mano hanno rivelato quanto l’architettura abbia inciso negativamente sulle menti – e perfino sui corpi – dei ricoverati: l’omologazione del trattamento e la deprivazione relazionale erano favorite dalla struttura ordinata, igienica e rigida, che si opponeva ai comportamenti “devianti dalla norma”.

Smantellare le barriere architettoniche mentali non è meno difficoltoso dell’abbattimento di quelle fisiche: incontrarsi nella progettazione significa approfondire di pari passo la ricerca dei significati e dei simboli del futuro abitante e quella dei materiali e degli edifici da costruire. Si tratta di una tessera importante nel mosaico delle percezioni dei professionisti che operano nelle varie branche coinvolte, dagli urbanisti, agli architetti, ai medici, agli psicoanalisti. Per quanto riguarda questi ultimi, un capitolo del libro di Schinaia è dedicato alla stanza dell’analisi, specifico luogo di cura, simbolo per eccellenza della relazione tra curante e curato con tutte le implicazioni legate al fatto che la cura consiste essa stessa nella relazione (transfert). Risalta qui assai bene l’importanza determinante di uno spazio pensato per indirizzare decisamente il paziente verso la centralità del suo mondo interno e al contempo verso il rispetto del “contratto”, cioè delle regole che governano la relazione di questa coppia.La cura della sofferenza fisica e mentale da parte dei medici, degli psichiatri e degli psicoanalisti e la ricerca sull’ambiente da parte di architetti e urbanisti, possono trovare buoni livelli di integrazione all’interno di progetti di collaborazione, convergendo in una visione comune di quella dimensione abitativa, in cui si situa il complesso e articolato intreccio di bisogni biologici e funzioni simboliche che dà origine a una determinata disposizione, partizione e utilizzazione degli spazi.

L’attenzione a un rapporto non disturbante, anzi possibilmente armonico con le strutture abitative quotidiane, al modo in cui esse vengono prima progettate e costruite e dislocate nelle città, e poi percepite, sentite e, talvolta (si spera) godute - siano esse le proprie abitazioni, i quartieri, i luoghi di incontro come teatri, cinema, caffè, ristoranti, sale per concerti, stadi per manifestazioni sportive, gli edifici pubblici e, specificamente, le scuole, le carceri, i luoghi di cura del soma e della psiche, ospedali e ambulatori, ma anche le stanze d’analisi - misura il grado di civiltà di una società, la qualità delle sue istituzioni, la capacità di tenere in equilibrio bisogni individuali e necessità comunitarie, privato e pubblico, e rappresenta una modalità positiva di intendere l’esistenza, di condividere, di costruire quel bene comune di cui parla Papa Francesco, tendendo eticamente alla tolleranza, alla coesione e alla solidarietà. (Marina E. Botto)

Prefazioni degli architetti Esther Sperber di New York ed Enrico Pinna di Genova e postfazione di Stephen Sonnenberg, psicoanalista in Austin (Texas)

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